Ogni anno, tra marzo e giugno, le colline del Conegliano Valdobbiadene si trasformano in qualcosa di difficile da descrivere a chi non le ha viste in questa stagione. I filari tornano verdi, l'aria sa di terra smossa e fiori di vite, e in paese si accendono le luci delle mostre del vino. È la Primavera del Prosecco — e quest'anno siamo alla trentaduesima edizione.
Non è una fiera. Non è una sagra. È qualcosa di più sottile: un sistema di eventi distribuito nel territorio, fatto di cantine aperte, degustazioni guidate, passeggiate tra i vigneti e tavole imbandite con i sapori dell'Alta Marca Trevigiana. Un modo per scoprire — o riscoprire — un patrimonio dell'umanità UNESCO non come cartolina, ma come esperienza viva.
La manifestazione nasce oltre trent'anni fa dall'iniziativa spontanea di alcune comunità locali con un obiettivo semplice: valorizzare il territorio e i suoi vini, coinvolgendo produttori, Pro Loco, volontari e appassionati. Da quell'intuizione è diventata oggi uno degli esempi più citati di marketing territoriale dal basso in Italia.
Il cuore dell'evento sono le Mostre del Vino: quindici tappe distribuite tra Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano, Refrontolo, Fregona e San Pietro di Feletto. Ogni mostra ha la sua identità, la sua cucina, il suo calendario di eventi collaterali. Le accomunano il logo e lo stendardo riconoscibili, i prezzi di degustazione concordati, e la presenza di sommelier qualificati al banco — un dettaglio che fa davvero la differenza rispetto ad altri eventi enogastronomici.
Il calendario 2026 si estende dal 13 marzo al 14 giugno, con il cuore pulsante nelle settimane di aprile e maggio.
Chi partecipa alla Primavera del Prosecco per la prima volta si aspetta — giustamente — di bere Prosecco. Ma il territorio offre molto di più, e vale la pena sapere cosa cercare.
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG — il protagonista assoluto, nelle versioni Brut, Extra Dry ed Extra Brut. Freschi, floreali, con quella spuma delicata che li distingue nettamente dai Prosecco DOC della pianura.
Superiore di Cartizze — il "grand cru" della denominazione. Prodotto su soli 107 ettari di colline ripidissime a Valdobbiadene, ha una complessità e una morbidezza rare. Se lo trovate in degustazione, non lasciatevelo scappare.
Le Rive — menzione geografica aggiuntiva che indica vini prodotti da uve di un singolo comune o frazione, in vendemmia manuale. Ogni Riva racconta un microclima diverso: confrontarle è uno degli esercizi più illuminanti per capire quanto conti il terroir su queste colline.
Verdiso IGT — vitigno autoctono antico, quasi dimenticato, che qui trova ancora la sua casa. Acidità spiccata, aromi erbacei e una mineralità che sorprende. Da cercare nelle mostre più tradizionali.
Refrontolo Passito e Torchiato di Fregona — due rarità assolute, vini da meditazione prodotti in quantità minime. Se siete appassionati di vini dolci di carattere, vale un viaggio dedicato.
Le Mostre del Vino sono distribuite su un'area vasta, tra strade strette, parcheggi limitati e paesini che non hanno pensato all'automobile come mezzo di visita — e fanno bene. Le colline del Prosecco si percorrono lentamente, a piedi o in bicicletta quando si può, ma chi vuole visitare più tappe in una giornata si trova davanti a una scelta poco piacevole: guidare e non bere, o bere e non guidare.
L'organizzazione mette a disposizione un mini bus gratuito in alcune giornate specifiche (26 aprile, 1° e 3 maggio 2026), un servizio apprezzato ma con orari e percorsi fissi che non si adattano a chi ha esigenze diverse.
La soluzione più comoda — soprattutto per chi arriva dall'estero, da Venezia o da Treviso — è affidarsi a un transfer privato NCC: si sale, si degusta, si scende. L'autista conosce le strade, sa dove parcheggiare, e spesso sa anche consigliarvi quale mostra vale la tappa fuori programma.
Per chi vuole organizzarsi, ecco una proposta per una giornata nelle colline durante la Primavera del Prosecco.
Mattina — Conegliano: partenza dalla città, una passeggiata nel centro storico con vista sul Castello, poi prima degustazione alla mostra locale. Conegliano è anche la sede della storica Scuola Enologica Cerletti, la più antica d'Italia: il contesto giusto per capire da dove viene la cultura del Prosecco.
Metà mattina — verso Valdobbiadene: il tragitto lungo la Strada del Prosecco è già di per sé parte dell'esperienza. Vigneti a perdita d'occhio, borghi aggrappati ai colli, capannoni di cantina nascosti tra i filari.
Pranzo — Col San Martino o Farra di Soligo: cucina tipica dell'Alta Marca: bigoli in salsa, gnocchi al ragù d'anatra, formaggi di malga. Con un calice di Superiore.
Pomeriggio — Cartizze e Santo Stefano di Valdobbiadene: il punto più alto della denominazione, sia in senso letterale che qualitativo. La vista sulle colline da qui vale il viaggio.
Fine giornata — rientro verso Treviso o Venezia: senza fretta, senza pensieri di guida, con qualche bottiglia acquistata direttamente in cantina nel bagagliaio.
La Primavera del Prosecco non è solo per intenditori. È uno dei pochi eventi in Italia dove il vino è il pretesto per qualcosa di più grande: conoscere un territorio, camminare tra i vigneti, sedersi a un tavolo con persone che quel territorio lo vivono ogni giorno.
Le colline del Conegliano Valdobbiadene sono Patrimonio dell'Umanità UNESCO non per decreto, ma perché sono il risultato di secoli di lavoro dell'uomo su un paesaggio naturale straordinario. La Primavera del Prosecco è il momento migliore per vederle al massimo della loro bellezza — e per capire, bicchiere alla mano, perché meritano questa distinzione.
Arrivi da Venezia, da Treviso, dall'aeroporto Marco Polo? Con VenetoRoute organizziamo transfer privati NCC verso le colline del Prosecco, con possibilità di itinerari personalizzati tra le Mostre del Vino della Primavera del Prosecco.
Scrivi a [info@venetoroute.it] o contattaci direttamente per un preventivo: costruiamo insieme la tua giornata nelle colline UNESCO, senza pensieri e con tutta la libertà di degustare.

